Appartamento, Più di 5 locali in vendita a Genova, Foce Genova, Foce Italy

€ 197.000 VENDITA
  • MQ120
  • Locali8
  • Classe Energ.G
  • IPE135.2 Kwh/mq annuo
  • Spese Annuali€ 960
  • Tipo Di ContrattoVendita
  • ProprietàIntera proprietà
  • CondizioniDa ristrutturare
  • ClassificazioneEconomico
  • Bagni 
  • Camere4
  • Cucina  Abitabile
  • Disimpegno 
  • Ingresso  GRANDE SOGGIORNO
  • Ascensore 

Descrizione

FOCE - PIAZZA PAOLO DA NOVI - Proponiamo un appartamento fronte piazza. Un ampia metratura suddivisa in 6 vani, 2 CAMERE MATRIMONIALI una camera SINGOLA, uno STUDIO, bagno, cucina e un ampio INGRESSO SOGGIORNO. A Paolo da Novi, a Genova, è dedicata una piazza ampia e spaziosa. Ma quanti di noi sanno chi fosse l’uomo al quale è stato tributato tale onore? Era il 1506, si era in estate. Genova, in quei giorni, era come spaccata in due, il popolo e la nobiltà, come spesso accade, si schieravano su fronti opposti. Le grandi blasonate famiglie tenevano le redini del potere ed erano sostenute dal re di Francia Luigi XII. Eh, i nobili! Maltrattavano i popolani sia a parole che a fatti. Lo scontento sfociò, come prevedibile, in rivolta. I nobili vennero scacciati, in fuga i Fieschi, in fuga i Doria, e al loro posto si insediarono i rappresentanti di quel popolo furente e rabbioso. Per scegliere uomini di fiducia ai quali affidare il governo, la plebe si riunì in Santa Maria di Castello, in quei caruggi nei quali è facile immaginare di veder sciamare una folla di popolo ribelle. Vennero eletti otto tribuni e il governo dei popolani venne detto delle Cappette, in quanto i loro mantelli erano miseri e poveri, così come ci racconta l’Accinelli: “seguiva questi tribuni il volgo tutto e l’infima plebe a guisa di pecore, siccome queste genti erano poverissime, artigiani e servitori d’artigiani, e malvestiti con calze di tela strette e cattiva cappa, furono perciò addimandati cappette.” A capo di questa plebe, i più umili degli umili, c’è lui, Paolo da Novi, di professione tintore di seta, analfabeta, eletto Doge il 10 Aprile del 1507. Breve fu il suo governo, solo 18 giorni, durante i quali Paolo contrasse un Mutuo con il Banco di San Giorgio, allo scopo di sanare le finanze pubbliche. Diede la libertà ai prigionieri politici e sulle sue monete, al posto della propria immagine, fece apporre la scritta “Libertas populi Januensis”. Diciotto giorni appena, questa fu la durata del suo dogato. I nobili certo non si erano arresi, mai avrebbero lasciato la città nelle mani del popolo. Il 28 Aprile Luigi XII, a capo delle sue truppe, varcò la porta di San Tommaso e, nel riprendere predominio sulla città, si dice che abbia pronunciato queste parole: Superba Genova, te ho guadagnato con l’arme in mano! Paolo da Novi fuggì a Pisa, era sua intenzione raggiungere Roma, per chiedere soccorso a Papa Giulio II, da sempre acerrimo nemico dei francesi. Prese così il mare sul brigantino di un uomo che credeva amico, un certo Corzetto. La storia insegna che in agguato c’è sempre un traditore e questo fu Corzetto, vendette Paolo da Novi per 800 scudi e lo ricondusse a Genova in catene. Il prigioniero venne buttato in carcere e il 15 Giugno 1507 fu portato al patibolo davanti a Palazzo Ducale. Uomo generoso e realmente affezionato al suo popolo, ammonì i genovesi perchè rimanessero uniti. Il suo corpo venne fatto in quattro pezzi, che furono esposti sulle porte della città, mentre la sua testa fu issata su una lancia sulla torre di Palazzo Ducale. Questo fu il destino di Paolo da Novi, difensore dell’indipendenza genovese, Doge per soli 18 giorni.

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